E' morto a 89 anni Umberto Pizzi, fotografo e fotoreporter storico della mondanità romana, della politica italiana e dei grandi eventi internazionali. Era nato nel 1937 a Zagarolo, vicino Roma. L'annuncio della sua scomparsa è stato dato da Dagospia, testata con cui aveva pubblicato i libri Cafonal e Ultracafonal, raccolte dei suoi scatti più celebri. Negli ultimi anni collaborava anche con Il Fatto Quotidiano, a cui forniva un portfolio settimanale e curava la rubrica video "Pizzi e Merletti".

Negli oltre cinquant'anni di carriera aveva costruito un archivio immenso, circa due milioni di fotografie, che il Ministero della Cultura ha deciso di conservare per il suo valore storico e documentario. Iniziò a fotografare nel 1968, attraversando la Dolce Vita, la Prima e la Seconda Repubblica, i salotti romani e le guerre mediorientali, con collaborazioni che arrivarono fino a testate internazionali come Time, People Magazine e Sunday Express Magazine.

Amava definirsi "fotoreporter", rifiutando l'etichetta di paparazzo. "Le fotografie a differenza delle parole ti dicono la verità", ripeteva spesso. Attraversò la Dolce Vita e tutta la Prima Repubblica, con un occhio sempre attento al dettaglio rivelatore e al retroscena. Tra i suoi scatti più famosi, la storia d'amore tra Liz Taylor e Richard Burton, la strage di via Fani, la discesa in campo di Silvio Berlusconi, gli anni di piombo, i salotti romani e le feste mondane. In gioventù aveva lavorato anche come fotoreporter di guerra per la FAO, documentando la guerra tra Iran e Iraq, il Kurdistan, la Turchia, la Siria e la Giordania. Negli ultimi anni aveva collaborato con Il Fatto Quotidiano, firmando un portfolio settimanale di immagini d'archivio e la rubrica video "Pizzi e Merletti".

Tra le sue frasi più celebri: "Non chiamatemi paparazzo, sono un fotoreporter", "Io sono uno degli ultimi bisonti", "La foto mai venduta? Quella a Berlusconi. La preferita? Berlinguer tra gli operai". Aveva un'indole politica tendente a sinistra, che traspariva spesso nelle sue ironie e nei suoi racconti, ma il suo obiettivo era sempre restato aperto e curioso verso tutto e tutti. Avrebbe compiuto 89 anni il prossimo 7 ottobre. Ha lasciato un archivio di oltre due milioni di scatti, che il Ministero della Cultura ha deciso di conservare per il suo valore storico e documentario.

Il suo stile era quello del fotografo che non cercava la posa, ma il momento rivelatore: un'espressione, un gesto, un dettaglio capace di raccontare più di un discorso. Celebre la sua copertura della strage di via Fani il 16 marzo 1978, quando fu tra i primi a giungere sul posto dopo il rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Ma Pizzi non era soltanto il fotografo della politica. Aveva attraversato anche la Dolce Vita, immortalato Liz Taylor e Richard Burton, raccontato la mondanità romana, i salotti, le feste, i retroscena, con uno stile inconfondibile fatto di ironia e osservazione. Negli ultimi anni aveva trovato una nuova casa editoriale nel Fatto Quotidiano, per il quale firmava un portfolio settimanale di immagini d'archivio e la rubrica video "Pizzi e Merletti".

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