Corrado Augias è stato recentemente al centro dell'attenzione mediatica per alcune dichiarazioni rilasciate durante la presentazione del suo nuovo libro "L’uomo che inventò la politica. Inchiesta su Machiavelli", scritto insieme a sua figlia Natalia. Durante l'intervista, Augias ha espresso opinioni nette su diversi politici italiani, affermando che Giulio Andreotti "era attratto dal male", Matteo Renzi è stato "rovinato da un ego gigantesco" e che Francesco Cossiga era "matto".
Nel corso della conversazione, Augias ha affrontato anche il tema della diserzione, definendola un tradimento e criticando la giovane politica Virginia Libero per aver invocato la disobbedienza rispetto alla chiamata alle armi. Ha poi parlato di Niccolò Machiavelli, descrivendolo come un pensatore lucido, appassionato e disperato, spiegando che la sua disperazione derivava dal contesto storico difficile in cui visse, segnato dalla violenza e dalla frammentazione politica dell'Italia. Augias ha sottolineato come Machiavelli avesse visto in Cesare Borgia un patriota, cogliendo nel suo disegno di unificare territori un progetto che anticipava l'idea di uno Stato italiano.
Il giornalista ha anche ricordato le sue esperienze dirette della guerra, vissuta da bambino a Roma durante l'occupazione nazista. Ha criticato l'uso odierno dell'aggettivo "machiavellico", sostenendo che è stato distorto nel tempo fino a diventare sinonimo di astuzia spietata, mentre per Machiavelli il fine politico era effettivamente superiore, ma richiedeva comunque una valutazione morale. Augias ha spiegato come il segretario fiorentino avesse individuato la necessità di organizzare milizie locali per la difesa, contrapponendole all'idea degli eserciti mercenari che, secondo lui, erano inaffidabili e pericolosi.
Inoltre, Augias ha partecipato a un programma su LA7 intitolato "L’Italia dei Machiavelli", in cui ha esplorato il pensiero di Machiavelli e la sua rilevanza nel contesto attuale. Durante la trasmissione, il giornalista ha dialogato con ospiti come Aldo Cazzullo e Silvia Ronchey, con contributi di studiosi come Maurizio Viroli, mostrando come il pensiero del segretario fiorentino possa ancora aiutare a comprendere i meccanismi del potere contemporaneo. Infine, ha sottolineato che, sebbene Machiavelli sia stato spesso associato alla politica del risultato, in realtà il suo pensiero non giustifica ogni mezzo per raggiungere il potere, lasciando spazio alla necessità di valori trascendenti per giudicare la giustizia delle azioni politiche.