La puntata di Otto e mezzo del 17 settembre 2026, condotta da Lilli Gruber su La7, ha visto un intenso scambio tra la giornalista e Pier Luigi Bersani, ex leader del PD. Al centro del dibattito, la necessità di un'alleanza unitaria tra PD, M5s e Avs e le critiche sulla mancanza di progressi nella stesura di un programma unitario.

Gruber ha aperto il confronto richiamando le dichiarazioni di Bersani, che da luglio sosteneva la necessità di unire le forze per un programma comune. Di fronte alla constatazione che, a tre mesi dall'annuncio, tale programma non fosse ancora nato, Gruber ha incalzato: “Ecco, non è successo. Quindi? Qual è il problema politico?”

Bersani ha precisato che la sua posizione risale a un anno e mezzo prima, non solo a luglio, e ha ribadito l'importanza di un'azione corale e unitaria. Ha richiamato l'esperienza del 2022, sostenendo che la divisione aveva favorito la vittoria della Meloni, nonostante avessero raccolto più voti complessivamente. Ha quindi esortato le parti a darsi una mossa, offrendo il proprio supporto.

Gruber ha però insistito, evidenziando come, nonostante il tempo a disposizione, il programma unitario non fosse ancora nato. Alla domanda diretta su cosa fare se le parti continuassero a non muoversi, Bersani ha risposto con una certa reticenza: “Io lo sto dicendo da tempo e lo ripeto: datevi una mossa e io do una mano.” Gruber ha quindi chiesto se qualcuno volesse effettivamente la sua mano, portando la discussione su un piano più personale e politico.

Nel corso della puntata, Gruber ha anche fatto riferimento a un documento in fase di voto nell'ambito di "Nova", che richiederebbe il potenziamento delle intercettazioni e una maggiore presenza della Corte dei conti nel controllo degli atti del governo. Bersani ha minimizzato la questione come un dettaglio tecnico, ma Gruber ha insistito sull'importanza politica del documento, ponendo in dubbio l'effettiva priorità assegnata alla stesura del programma unitario da parte dei leader politici coinvolti.

Il confronto si è poi spostato su temi più ampi. Bersani ha espresso preoccupazione per gli attacchi al giornalismo d'inchiesta, citando il caso di Sigfrido Ranucci, sostenendo che esista un tentativo di intimidazione verso il giornalismo indipendente. Gruber ha quindi rilanciato il tema dell'unità politica, chiedendo se il centrosinistra gli avesse affidato un ruolo di federatore o se fosse rimasto isolato nel suo appello all'unità. Alla domanda sui rapporti con Schlein, Bersani ha confermato di aver parlato molte volte con lei, ma ha evitato di entrare nel dettaglio di eventuali divergenze.

In chiusura, Gruber ha citato una giovane esponente politica, Virginia Libero, segretaria nazionale dei Giovani Democratici, che aveva espresso l'esigenza di un maggiore spazio per i giovani nella politica, anche a costo di lasciare da parte le vecchie generazioni. Bersani ha risposto con ironia, affermando di essere pronto a lasciare spazio, ma ha ribadito che le idee non hanno età. Gruber ha chiuso con una battuta, definendo Bersani un inguaribile ottimista, dato che, a pochi mesi dalle elezioni, il programma unitario non era ancora stato concretizzato.

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