“Sarei dovuto morire mille volte. Ma non è successo”.

Comincia così God Bless Ozzy Osbourne, il documentario che Rai 5 trasmette giovedì 15 ottobre alle 23.45. Un viaggio nella vita di un uomo che ha trasformato la propria follia in leggenda.

Quello di Ozzy è un racconto che sembra arrivare direttamente dall’inferno: cresciuto nei sobborghi di Birmingham, in una famiglia poverissima, scappa da una vita senza sbocchi aggrappandosi alla musica. Poi le droghe, l’alcol, gli incidenti, la prigione, i crolli familiari. Ogni volta sembra arrivato il momento della fine. Ma Ozzy torna sempre indietro.

“Sarei dovuto morire mille volte. Ma non è successo”.

Ogni volta che lo dice sembra quasi stupito di essere ancora vivo.

La nascita del principe delle tenebre

Il film racconta la nascita di una leggenda. Quando Ozzy conosce Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward sente di aver trovato finalmente la sua famiglia. In sala prove arriva l’idea che cambierà la musica: “Perché non cominciamo a fare musica da film dell’orrore?”.

Nascono i Black Sabbath. E con loro nasce il metal.

La musica diventa l’unico rifugio possibile. “Quando sono sul palco mi sento a casa”, dice Ozzy. Il successo arriva, ma insieme arrivano anche le dipendenze. E quando nelle radio esplode Paranoid, per Ozzy è già troppo tardi.

Il crollo e la rinascita

Il racconto è durissimo. Il matrimonio con Thelma, i figli Jessica e Louis, le assenze, i compleanni dimenticati. “Non ero un marito”, ammette. “Non ero un padre”.

Quando i Black Sabbath crollano, Ozzy sembra destinato a sparire.

Ma la musica torna a salvarlo. Sharon Osbourne vede in lui qualcosa che nemmeno lui riesce più a vedere. Con Randy Rhoads nasce Blizzard of Ozz e Ozzy rinasce da solista. Poi arriva anche la tragedia: Randy muore in un incidente aereo. E tutto ricomincia a franare.

Il diavolo che non vuole morire

Il documentario attraversa successi, crolli, dipendenze, riabilitazioni fallite e violenze. Poi arriva anche la televisione: The Osbournes trasforma una famiglia in uno spettacolo. Ma dietro le telecamere la vita di Ozzy continua a bruciare.

Fino alla svolta: a sessant’anni riesce finalmente a riconquistare la sobrietà. E prova a ricostruire il rapporto con i figli.

È l’ultima trasformazione di un uomo che sembrava destinato a distruggersi.

L’addio

Il 5 luglio 2025 Ozzy Osbourne è tornato sul palco a Villa Park, Birmingham, per l’ultima volta. È stato il suo addio.

Sharon Osbourne ha raccontato a Metal Hammer il backstage di quella sera: “Volevamo davvero i Megadeth”. Ma la band aveva già riempito il programma fino al 2026. “Avevamo sperato davvero di averli”.

Non era un concerto come gli altri.

Sei medici avevano detto a Ozzy che non doveva farlo. “È quello che voglio”, ha risposto. Sharon ha firmato le carte. “Se succede qualcosa a mio marito, è quello che voleva”.

Ozzy soffriva di Parkinson, enfisema e di una lunga lista di problemi. “Era molto, molto emozionato. Ma sai una cosa? È stato anche bellissimo”.

Per l’ultima volta, Ozzy, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward hanno suonato insieme. “Volevamo celebrare Ozzy e raccogliere fondi per Cure Parkinson’s, Birmingham Children’s Hospital e Acorns Children’s Hospice”, ha spiegato Sharon.

Ozzy sapeva che sarebbe stato l’ultimo concerto. “I miei figli non lo sapevano. Non l’abbiamo detto a nessuno”.

Il 22 luglio Ozzy Osbourne è morto.

Ma quella sera a Birmingham aveva già scritto il suo finale. L’ultimo atto di una vita che sembrava destinata a finire mille volte. E che invece ha trovato il modo di arrivare fino all’ultima nota.

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