Botta e risposta a distanza tra il direttore dell'Approfondimento Rai Paolo Corsini e il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. A margine della conferenza stampa a Milano del programma 2 di picche, Corsini ha escluso l'ipotesi di un reintegro di Ranucci: "Ranucci reintegrato? Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere, è ucronia. Io quello che dovevo fare l'ho fatto. Stiamo lavorando serenamente, pensiamo di essere nel giusto e di avere fatto tutto correttamente", riporta ANSA.

La vicenda è tutt'altro che chiusa: davanti al Tribunale del lavoro di Roma si discute proprio la possibilità di un reintegro di Ranucci. A queste dichiarazioni ha risposto il M5s, che ha attaccato duramente Corsini parlando di "sfrontatezza oltre ogni limite" e accusando la Rai di far valere il principio dell'impunità per se stessa. "Se c'era ancora bisogno di una conferma, Corsini oggi l'ha fornita: ha giurato fedeltà a Fratelli d'Italia e a Telemeloni, non ha certo a cuore l'imparzialità, l'autonomia e la pluralità del servizio pubblico radiotelevisivo", affermano le deputate e i deputati del M5s in commissione di Vigilanza Rai.

Nel frattempo, Ranucci ha diffuso una nuova cifra sui suoi guadagni, più alta di quanto emerso in precedenza: 330 mila euro l'anno. Una cifra che il giornalista ha tirato in ballo rispondendo a Giorgio Mottola, spiegando che il collega, "oltre allo stipendio da redattore, non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330 mila euro l'anno, vendendo le sue inchieste".

Ranucci ha anche contestato la fuga di dati dalla Rai sui suoi compensi, invitando a verificare le cifre e sollevando interrogativi sull'affidabilità dei numeri circolati. Il giornalista ha ricordato di essere stato nominato conduttore nel 2016 da Daria Bignardi e che la nomina a vicedirettore è arrivata solo nel 2020, precisando che il suo incarico di conduttore è stato svolto gratuitamente, senza indennità.

Resta però il nodo del suo doppio ruolo di autore e conduttore. Corsini ha richiamato una direttiva dell'ex direttore generale Luigi Gubitosi, che vietava la coincidenza tra le due figure. Una questione che continua a pesare su tutta la vicenda.

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