Spesso si dice che il cinema italiano non sappia osare, che sia noioso e che non sappia più fare satira; da questo punto di vista, la televisione è messa peggio, soprattutto per mancanza di coraggio. Eppure, in questo contesto, spicca Roast in Peace, il programma di Prime Video condotto da Michela Giraud, la quale ha saputo distinguersi per un approccio fortemente politically uncorrect.

Il format prevede che un personaggio famoso venga messo al centro di un finto funerale, dove amici e comici si alternano in un monologo ricco di ironia tagliente e battute al limite. È un programma che non risparmia nessuno e che riesce a far ridere anche quando le battute sono particolarmente dure. È uno dei pochi programmi in cui si può dire che il politicamente corretto viene messo da parte, per lasciare spazio all'audacia e al coraggio di affrontare temi delicati con umorismo nero.

La seconda stagione, disponibile dal 18 settembre 2026 su Prime Video, ha come protagonisti Fedez, Alessandro Borghese, Simona Ventura, Giuseppe Cruciani e Asia Argento. Tra i comici che partecipano figurano anche Stefano Rapone, Eleazaro Rossi, Max Angioni e Martina Catuzzi.

Per apprezzare a pieno tutte le battute è necessaria una buona conoscenza della cultura pop italiana, ma questo non rappresenta un limite: anzi, rende il programma ancora più interessante per chi è cresciuto tra anni '90 e 2000. Le battute sono spesso crude, ma estremamente efficaci, e il format riesce a mantenere il ritmo alto dall'inizio alla fine.

Tra le reazioni più discusse, quella di Fedez, che ha aperto la seconda stagione e ha poi avuto una polemica con Selvaggia Lucarelli riguardo a una battuta tagliata in fase di montaggio. Ospite di Generazione Z su Rai 2, il rapper ha spiegato di non aver provato particolare imbarazzo durante la registrazione: "Non mi ha fatto un effetto particolare: vicissitudini nella vita mi hanno portato a dover mettere in conto alcune cose… Fortunatamente non me ne dovrò occupare io, ma ho messo in conto alcune cose. Per me non c’è nulla dopo la morte".

Michela Giraud, intervistata da Io Donna, ha spiegato che il programma funziona anche perché gli italiani, pur essendo spesso permalosi, hanno bisogno di ridere di sé stessi: "Siamo un popolo molto permaloso — io per prima —, ci prendiamo troppo sul serio. Ma credo che la comicità sia anche un’autoterapia, serve a esorcizzare le nostre ansie, le nostre paure e la nostra immagine pubblica. Se riusciamo a ridere di noi stessi, riusciamo a fare un passo oltre".

La conduttrice ha raccontato anche il suo percorso personale, ricordando il suo primo show come un "disastro" e spiegando di aver imparato soprattutto a fare cose che piacciono al pubblico, senza inseguire solo il proprio ego. Ha inoltre sottolineato come oggi i comici non possano essere liberi neanche a teatro, perché il pubblico reagisce con indignazione e polemiche anche alle battute pensate per un contesto di spettacolo.

In un panorama televisivo spesso accusato di essere ripetitivo e poco coraggioso, Roast in Peace si distingue per la sua capacità di spingere il limite dell’ironia senza perdere di vista il divertimento. Un programma che riesce a far parlare di sé proprio perché non ha paura di sfidare il politically correct.

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