Silvia Salis, figura pubblica di rilievo, ha recentemente pubblicato un libro intitolato È già domani, edito da Feltrinelli e disponibile dal 13 ottobre 2026. Nel volume, Salis condivide la sua esperienza personale con la fecondazione assistita e il percorso che ha portato alla nascita di suo figlio Eugenio nel 2023. La narrazione offre uno sguardo intimo e riflessivo sulla maternità e sulle scelte familiari.
Nel libro, Salis racconta di come lei e suo marito, Fausto Brizzi, abbiano tentato per un anno di avere un bambino prima di decidere di ricorrere alla fecondazione assistita. L'autrice descrive le emozioni complesse legate a questo percorso, affermando: "Non era paura nel senso tradizionale del termine. Era piuttosto la consapevolezza di entrare in un territorio dove la vita smette di essere un progetto individuale e diventa qualcosa di più imprevedibile". Questa riflessione evidenzia il cambiamento emotivo che molte persone affrontano quando si avvicinano alla genitorialità attraverso percorsi medici.
Un elemento significativo del libro è la scelta di Salis di dare a suo figlio il cognome materno, decisione che l'autrice collega a una visione più ampia dell'uguaglianza di genere e dell'identità familiare. Salis spiega: "Fausto e io abbiamo deciso di dare a Eugenio il mio cognome per dare un esempio, il nostro piccolo segnale per contribuire a una rivoluzione sociale". Questa scelta riflette un cambiamento culturale in corso, in cui le convenzioni tradizionali relative ai cognomi vengono rivalutate in nome dell'equità e della rappresentanza.
La narrazione si intreccia con dati e contesti più ampi. Secondo un rapporto del Ministero della Salute, circa il 6% dei bambini in Italia è concepito tramite procreazione medicalmente assistita, con circa 20.000 bambini nati nel 2025. Questo dato contestualizza l'esperienza di Salis all'interno di una tendenza nazionale verso l'accettazione e la normalizzazione di percorsi alternativi alla genitorialità.
Un altro aspetto personale trattato nel libro riguarda il nome del figlio, Eugenio, scelto in onore del nonno materno. Salis racconta che suo padre ha potuto conoscere il nipote per circa un anno e mezzo prima della sua morte nel 2025. Questo ricordo aggiunge una dimensione emotiva al racconto, sottolineando il legame intergenerazionale e il valore della memoria familiare.
Nel corso della gravidanza, Salis condivide come la sua visione della società sia cambiata, portandola a riflettere su temi più ampi come l'istruzione e le opportunità per i giovani. Queste riflessioni emergono anche in un ricordo di suo padre, che l'ha incoraggiata a intraprendere la sua carriera politica a Genova, esprimendo il desiderio di vedere la città tornare a un senso di fiducia e libertà.
Fonti
- la Repubblica: Il tempo non aspetta, mio figlio è arrivato con la fecondazione
- Vanity Fair Italia: Silvia Salis: «Mio figlio è nato con la fecondazione. Fausto e io abbiamo deciso di dare a Eugenio il mio cognome per dare un esempio, il nostro piccolo segnale per contribuire a una rivoluzione sociale»
- Il Messaggero: Silvia Salis: «Mio figlio è nato con la fecondazione assistita, non tutto può essere programmato. Io e Fausto gli abbiamo dato anche il...