È un thriller giudiziario che non lascia spazio a dubbi sulla tensione e sull'intensità narrativa. Ma "The Mauritanian" non è solo questo: è soprattutto una storia vera, una vicenda che ha segnato uno dei capitoli più controversi della guerra al terrorismo americana e che continua a interrogare il mondo sul confine tra sicurezza, diritti umani e giustizia.
Il film, diretto da Kevin Macdonald, arriva mercoledì 23 settembre alle 21.10 su Rai Movie, portando sul piccolo schermo la straordinaria storia di Mohamedou Ould Slahi, il cittadino mauritano rimasto detenuto per oltre dieci anni nel campo di prigionia di Guantanamo Bay senza accuse formali.
Arrestato nel novembre 2001 in Mauritania per presunti legami con al-Qaeda e con gli attentati dell'11 settembre, Slahi viene trasferito prima in Giordania, poi in Afghanistan e infine, nell'agosto 2002, a Guantanamo. Lì trascorrerà 14 anni della sua vita, senza mai essere formalmente accusato di un crimine. Sottoposto a interrogatori e torture, arriverà a firmare una confessione ottenuta sotto coercizione, una delle tante ombre che accompagneranno il suo caso.
Nel film, il ruolo di Slahi è affidato a Tahar Rahim, mentre Jodie Foster interpreta l'avvocato Nancy Hollander, la donna che intraprende una lunga e complessa battaglia legale per dimostrare la sua innocenza. Benedict Cumberbatch veste invece i panni del tenente colonnello Stuart Couch, il procuratore militare che, venuto a conoscenza delle torture subite dal detenuto, mette in discussione l'intero impianto accusatorio, rifiutandosi di sostenere un processo basato su confessioni ottenute con la violenza.
Accanto a loro, nel cast, anche Shailene Woodley e Zachary Levi, per una ricostruzione cinematografica che mescola tensione, emozione e un profondo interrogativo morale.
A rendere ancora più potente la storia è lo stesso Slahi. Durante la detenzione, l'uomo scrive "Guantánamo Diary", il memoir pubblicato nel 2015 mentre era ancora prigioniero. Il manoscritto originale, composto in cella, venne fortemente censurato dal governo americano: oltre 2.500 oscuramenti, pagine intere annerite e persino gli appunti a margine cancellati. Fu il primo memoir scritto da un detenuto ancora prigioniero del campo.
Il libro racconta non solo la sua prigionia, ma anche le torture, gli interrogatori, la disperazione e la resistenza psicologica di un uomo che continuava a proclamarsi innocente. Nonostante le pesanti censure, il testo diventò una testimonianza chiave sulle pratiche adottate a Guantanamo e sulle violazioni dei diritti umani denunciate da organizzazioni internazionali.
Nel 2010, un giudice federale ordinò il rilascio di Slahi, ritenendo insufficienti le prove contro di lui. L'amministrazione Obama fece però ricorso e l'uomo rimase ancora dietro le sbarre. Solo nel 2016, dopo 14 anni di detenzione, venne trasferito in Mauritania e finalmente liberato.
"The Mauritanian" è quindi molto più di un film: è una riflessione sulla dignità umana, sul valore della giustizia e sul peso delle scelte compiute in nome della sicurezza. Una storia che, a distanza di anni, continua a ricordare quanto sia pericoloso rinunciare ai diritti fondamentali, anche nelle situazioni più difficili.
Come dice Nancy Hollander nel film: "La ricerca della verità procede su due strade". E a volte, quella più difficile da percorrere è proprio quella che porta alla giustizia.
"The Mauritanian" va in onda mercoledì 23 settembre alle 21.10 su Rai Movie.